TESTO EDITO
LE CORREZIONI 
.Jonathan Franzen
Le correzioni

La correzione, quando alla fine arrivò, non fu lo scoppio improvviso di una bolla di sapone, ma un lento declino, un anno di piccole perdite sui mercati finanziari più importanti, una contrazione troppo graduale per fare notizia e troppo prevedibile per danneggiare seriamente qualcuno a parte gli sciocchi e i lavoratori poveri.
Enid trovava che in genere, al giorno d'oggi, gli eventi fossero più smorzati o insipidi di quando era giovane. Si ricordava degli anni Trenta, aveva visto con i suoi occhi che cosa poteva succedere a una nazione quando l'economia mondiale si toglieva i guanti; aveva aiutato sua madre a distribuire gli avanzi ai senzatetto nel vicolo dietro la pensione. Ma sembrava che disastri di quelle dimensioni non colpissero più gli Stati Uniti. Erano state messe a punto misure di sicurezza, come i quadrati di caucciù che rivestivano il pavimento dei campi da gioco moderni, per attutire gli urti.
Ciononostante i mercati crollarono, e Enid, che non avrebbe mai immaginato di potersi rallegrare del fatto che Alfred avesse investito i loro beni in certificati di rendita e buoni del tesoro, superò la crisi con meno ansia dei suoi ambiziosi amici. La Orfic Midland, come aveva minacciato, pose fine alla sua tradizionale assicurazione sanitaria e la costrinse a passare all'OMS, ma il suo vecchio vicino Dean Driblett che Dio lo benedica, con un colpo di penna promosse lei e Alfred al DeeDeeCare Choice Plus, permettendole di tenere i suoi medici preferiti. Le restava una grossa spesa mensile non rimborsabile per la casa di cura, ma facendo economia riusciva a pagare i conti con la pensione di Alfred e la liquidazione della ferrovia, e nel frattempo il valore della casa, che era interamente sua, continuava ad aumentare. La verità era che, sebbene non fosse ricca, non era nemmeno povera. Per qualche motivo, quella verità le era sfuggita durante gli anni di ansia e incertezza per la salute di Alfred, ma non appena Alfred fu fuori di casa e lei ebbe recuperato il sonno, la vide con chiarezza.
La verità era che, sebbene non fosse ricca, non era nemmeno povera. Per qualche motivo, quella verità le era sfuggita durante gli anni di ansia e incertezza per la salute di Alfred, ma non appena Alfred fu fuori di casa e lei ebbe recuperato il sonno, la vide con chiarezza.
Vedeva tutto con maggiore chiarezza, adesso, soprattutto i suoi figli. Quando Gary tornò a St. Jude con Jonah qualche mese dopo quel catastrofico Natale, Enid si diverti senza problemi. Gary voleva ancora che vendesse la casa, ma non poteva più sostenere che Alfred si sarebbe ammazzato cadendo dalle scale, e ormai Chip aveva fatto molti dei lavori (verniciatura dei mobili di vimini, impermeabilizzazione, pulitura delle grondaie, stuccatura delle crepe) che, finché erano stati trascurati, avevano rappresentato l'altro argomento di Gary a favore della vendita. Lui e Enid discussero di soldi, ma solo per gioco. Gary insistette per riavere i quattro dollari e novantasei centesimi che ancora gli "doveva" per sei tasselli da quindici centimetri, e lei parò il colpo chiedendogli, - Quell'orologio è nuovo? - Lui ammise che sì, Caroline gli aveva regalato un nuovo Rolex per Natale, ma ultimamente aveva perso molti soldi con un'offerta pubblica di azioni biotech che non poteva rivendere prima del quindici giugno, e comunque quella era una questione di principio, mamma, di principio. Ma Enid si rifiutò, per principio, di rendergli i quattro dollari e novantasei centesimi. Le piaceva pensare che sarebbe andata nella tomba rifiutandosi di pagare quei sei tasselli. Chiese a Gary quali azioni biotech, di preciso, avessero perso tanto. Gary disse di lasciar perdere.
Dopo Natale Denise si trasferì a Brooklyn e andò a lavorare in un nuovo ristorante, e in aprile mandò a Enid un biglietto aereo per il suo compleanno. Enid la ringraziò e disse che non poteva muoversi, non poteva assolutamente lasciare Alfred, non sarebbe stato giusto. Poi andò, e trascorse quattro giorni meravigliosi a New York City. Denise sembrava molto più felice che a Natale, quindi Enid decise di non badare al fatto che non aveva ancora un uomo né alcun desiderio visibile di trovarlo.
Un pomeriggio, mentre Enid, tornata a St. Jude, stava giocando a bridge in casa di Mary Beth Schumpert, Bea Meisner cominciò a manifestare la propria cristiana disapprovazione nei confronti di una famosa attrice "gay".
- È un terribile esempio per i giovani, - disse Bea. - Io penso che se si compie una scelta sbagliata nella vita, il minimo che si possa fare sia evitare di vantarsene. Soprattutto adesso che ci sono un sacco di nuovi programmi per aiutare quel genere di persone.
Enid, già seccata per il fatto che Bea, sua compagna in quel giro, non aveva risposto a una dichiarazione convenzionale, commentò gentilmente che secondo lei i «gay» non potevano fare a meno di esserlo.
- Oh, no, è sicuramente una scelta, - disse Bea. - E una debolezza di carattere che ha inizio nell'adolescenza. Non c'è dubbio. Lo dicono tutti gli esperti.
- Ho visto un bellissimo giallo in cui la fidanzata di questa attrice recita con Harrison Ford, - disse Mary Beth Schumpert. - Com'era il titolo?
- Non credo che sia una scelta, - insistette tranquillamente Enid. - Una volta Chip mi ha detto una cosa interessante. Ha detto che con tutta quella gente che odia i "gay" e li disapprova, perché qualcuno dovrebbe scegliere di essere "gay" se potesse farne a meno? Mi è sembrato un punto di vista molto interessante.
- Be', no, è perché vogliono avere diritti speciali, - disse Bea. - E perché vogliono avere il loro "orgoglio gay". Ecco perché tanta gente li disprezza, anche a prescindere dall'immoralità delle loro azioni. Non possono limitarsi a compiere una scelta sbagliata. Devono anche vantarsene. - Non riesco a ricordare l'ultima volta che ho visto un bel film,- disse Mary Beth.
Enid non era una paladina di stili di vita "alternativi", e le cose che non le piacevano di Bea Meisner erano sempre le stesse da quarant'anni. Non avrebbe saputo dire perché quella particolare conversazione al tavolo da bridge l'avesse spinta a decidere di interrompere l'amicizia con Bea Meisner. E neppure avrebbe saputo dire perché il materialismo di Gary e i fallimenti di Chip e la mancanza di figli di Denise, che in tutti quegli anni le erano costati innumerevoli ore notturne di giudizi logoranti e punitivi, la angustiassero molto meno, adesso che Alfred era fuori di casa.
Molto, certo, dipendeva dal fatto che tutti e tre i suoi figli la stavano aiutando. Chip, in particolare, sembrava aver subito una trasformazione quasi miracolosa. Dopo Natale era rimasto con Enid per sei settimane, andando a trovare Alfred tutti i giorni, prima di tornare a New York. Un mese dopo era di nuovo a St. Jude, senza quegli orribili orecchini. Propose di prolungare la sua permanenza per un periodo cosi lungo che Enid ne fu sbalordita e rallegrata, finché non saltò fuori che Chip aveva una relazione con la responsabile del reparto di neurologia del St. Luke's Hospital.
La neurologa, Alison Schulman, era un'ebrea di Chicago con i capelli ricci, dall'aspetto piuttosto insignificante. Enid la trovava abbastanza simpatica, ma era sconcertata dal fatto che una giovane dottoressa di successo volesse avere a che fare con quel suo figlio semidisoccupato. Il mistero s'infitti in giugno, quando Chip annunciò che si sarebbe trasferito a Chicago per cominciare una convivenza immorale con Alison, che era entrata a far parte di un poliambulatorio a Skokie. Chip non confermò ma neppure negò di non avere né un vero lavoro né l'intenzione di contribuire alle spese domestiche. Disse che stava lavorando a una sceneggiatura. Disse che la "sua" produttrice di New York aveva trovato "fantastica" la "nuova" versione e gli aveva chiesto di riscriverla. Tuttavia, il suo unico impiego redditizio, per quanto ne sapeva Enid, erano le supplenze part-time. Enid apprezzava il fatto che venisse in macchina da Chicago a St. Jude una volta al mese e trascorresse lunghe giornate con Alfred; era felice che uno dei suoi figli fosse tornato a vivere nel Midwest. Ma quando Chip la informò che stava per avere due gemelli da una donna con cui non era neppure sposato, e quando in seguito la invitò a un matrimonio in cui la sposa era incinta di sette mesi, e l'attuale "impiego" dello sposo consisteva nel riscrivere una sceneggiatura per la quarta o quinta volta, e gli invitati non solo erano per la maggior parte estremamente ebrei, ma sembravano anche entusiasti della coppia felice, certamente a Enid non mancarono gli argomenti per mettersi a criticare e condannare! E non si sentì fiera di sé, non fu felice dei suoi quasi cinquant'anni di matrimonio, al pensiero che se Alfred fosse stato presente alla cerimonia, lei si sarebbe messa a criticare e condannare. Se fosse stata seduta accanto ad Alfred, la folla che piombò su di lei avrebbe sicuramente visto l'espressione acida sulla sua faccia e si sarebbe allontanata, non l'avrebbe sicuramente alzata da terra con tanto di sedia portandola in giro per la stanza al suono della musica klezmer, e lei non si sarebbe sicuramente divertita cosi tanto.
La triste verità era che, in quella casa, la vita senza Alfred sembrava migliore per tutti tranne che per Alfred.
Hedgpeth e gli altri medici, compresa Alison Schulman, avevano tenuto il vecchio al St. Luke's per tutto gennaio e buona parte di febbraio, addebitando colossali parcelle alla futura ex assicurazione sanitaria della Orfic Midland mentre esploravano ogni possibile terapia, dall'elettroshock all'Haldol. Infine Alfred fu dimesso con una diagnosi di morbo di Parkinson, demenza, depressione e neuropatia alle gambe e all'apparato urinario. Enid si senti moralmente obbligata a offrirsi di assisterlo a casa, ma i suoi figli, grazie a Dio, non vollero sentirne parlare. Alfred venne collocato alla Deepmire Home, una struttura di assistenza a lungo termine adiacente al country club, e Enid si assunse l'impegno di andarlo a trovare tutti i giorni, di tenerlo ben vestito e di portargli pietanze fatte in casa.
Era contenta; se non altro, di riavere indietro il suo corpo. Ne aveva sempre amato le dimensioni, la forma, l'odore, e Alfred era molto più accessibile adesso che era confinato su una sedia a rotelle e incapace di formulare obiezioni coerenti al fatto di essere toccato. Le permetteva di baciarlo e non si schermiva se le sue labbra indugiavano un tantino; non si tirava indietro se lei gli accarezzava i capelli.
Il suo corpo era ciò che lei aveva sempre desiderato. Era tutto il resto, a costituire un problema. Enid era infelice prima di andare a trovarlo, infelice mentre sedeva accanto a lui, e infelice nelle ore successive. Alfred era entrato in una fase di profondo smarrimento. A volte Enid arrivava e lo trovava in uno stato di estrema prostrazione, con il mento sui petto e una macchia di saliva grossa come un biscotto sui pantaloni. Oppure intento a conversare amabilmente con una persona colpita da ictus o con una pianta in vaso. O magari a sbucciare il frutto invisibile che occupava la sua attenzione un'ora dopo l'altra. Oppure dormiva. Tuttavia, qualunque cosa facesse, non aveva senso.
Denise e Chip trovavano, chissà come, la pazienza per sedersi accanto a lui e conversare degli scenari dementi in cui abitava, disastri ferroviari o carceri o crociere di lusso che fossero, ma Enid non tollerava il minimo errore. Se la scambiava per sua suocera, lo correggeva con rabbia: - Al, sono io, Enid, tua moglie da quarantotto anni. - Se la scambiava per Denise, Enid gli rispondeva con le stesse identiche parole. Si era sentita in Torto per tutta la vita e adesso aveva l'occasione di dirgli quanto avesse avuto Torto lui. Nonostante stesse diventando più aperta e meno critica in altre zone della sua vita, manteneva una stretta vigilanza all'interno della Deepmire Home. Doveva dire ad Alfred che aveva torto a far gocciolare il gelato sui pantaloni puliti e appena stirati. Aveva torto a non riconoscere Joe Person quando Joe era cosi gentile da passare a trovarlo. Aveva torto a non guardare le istantanee di Aaron e Caleb e Jdnah. Aveva torto a non entusiasmarsi perché Alison aveva partorito due bambine leggermente sottopeso ma sane. Aveva torto a non essere contento o grato o neppure remotamente lucido quando moglie e figlia affrontavano l'impresa gravosa di portarlo a casa per la cena del Ringraziamento. Aveva torto a dire, dopo quella cena, quando lo riportarono alla Deepmire Home, - Sarebbe stato meglio non uscire di qui che doverci ritornare. - Aveva torto, se riusciva a essere tanto lucido da pronunciare una frase come quella, a non essere lucido anche in altre occasioni. Aveva torto a cercare di impiccarsi con le lenzuola durante la notte. Aveva torto a scagliarsi contro la finestra. Aveva torto a tentare di tagliarsi le vene con una forchetta. Nel complesso aveva torto su così tante cose che, a parte quei quattro giorni a New York e due Natali a Philadelphia e tre settimane di convalescenza per un'operazione all'anca, Enid non mancò mai di andarlo a trovare. Doveva dirgli, finché era in tempo, quanto lui avesse avuto torto e quanto lei avesse avuto ragione. Aveva avuto torto a non amarla di più, torto a non coccolarla e a non fare sesso con lei in ogni occasione, torto a non fidarsi del suo intuito finanziario, torto a trascorrere cosi tanto tempo al lavoro e così poco con i figli, torto a essere cosi negativo e pessimista, torto a fuggire dalla vita, torto ad aver continuato a dire no invece che sì: doveva dirgli tutto questo, ogni giorno. Anche se lui non la ascoltava, doveva dirglielo.
Alfred era alla Deepmire Home da due anni quando smise di accettare il cibo. Chip si prese una pausa dalla paternità, dal nuovo lavoro di insegnante in una scuola privata e dall'ottava revisione della sceneggiatura per venire a dirgli addio. Alfred durò più a lungo di quanto ci si aspettasse. Fu un leone fino alla fine. Quando Denise e Gary arrivarono in città, la sua pressione era a malapena misurabile, eppure visse ancora per una settimana. Giaceva rannicchiato sul letto e respirava appena. Non reagiva e non rispondeva a niente, ma scuoteva la testa una sola volta, con enfasi, se Enid cercava di mettergli in bocca un cubetto di ghiaccio. La sola cosa che non dimenticò mai fu come rifiutare. Tutte le correzioni di Enid erano state inutili. Era testardo come il giorno in cui l'aveva incontrato. E tuttavia quando morì, quando, dopo averlo baciato sulla fronte ed essere uscita con Denise e Gary nella tiepida notte di primavera, Enid sentì che niente poteva più uccidere la sua speranza, niente. Aveva settantacinque anni e intendeva cambiare alcune cose nella sua vita.
Indicazioni bibliografiche
Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, 2003, pp. 593-599, trad. Silvia Pareschi
© 2001 Jonathan Franzen
© 2002 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
.Chiudi .Stampa .Segnala