INFO CONTATTI SALA STAMPA CREDITI LINK NEWS    
PROGRAMMA             .ENG  .FRA  .ESP   
Storie di separazione  Testo in lingua originale 
.Jonathan Franzen
Il giovane marito della nostra amica Danni si era ripromesso, fin da prima di diventare suo marito, di discutere dei propri sentimenti riguardo all'avere figli, ma dato che quei sentimenti consistevano soprattutto di riluttanza e avversione, e dato che Danni, che aveva qualche anno più di lui, era chiaramente decisa a farsi una famiglia, quella conversazione si prospettava così incresciosa che il giovane marito non era ancora riuscito ad affrontarla, quando Danni raggiunse una certa stabilità lavorativa e annunciò di essere pronta. Il giovane marito le disse che doveva andare a Burlington, nel Vermont. Disse che doveva fare scorta di legno antico per la sua impresa di ristrutturazioni personalizzate. Da Burlington la chiamò a intervalli di pochi giorni, dicendosi preoccupato per il suo stato emotivo, ma solo quando ricevette una cartolina dal servizio postale che confermava il cambio di indirizzo del giovane marito, Danni capì che non sarebbe tornato. Gli disse al telefono: «Mi hai lasciata? Non stiamo più insieme?» Per il giovane marito, purtroppo, rispondere a quelle domande avrebbe significato per l'appunto avviare quella conversazione che non riusciva a sostenere. Replicò che tutti i venditori di legname del Vermont si erano improvvisamente fatti furbi. Ormai ogni singolo abitante dello stato sapeva che le travi di quercia antica lunghe dieci metri venivano vendute a diecimila dollari l'una. Persino i campagnoli più stupidi e isolati ne erano al corrente. Le disse che, grazie al minor costo delle informazioni, il mercato era sempre più perfetto e i veri affari ormai introvabili. Probabilmente, disse, i siti di aste on-line come eBay contribuivano a quella tendenza, che (bisognava ammetterlo) era vantaggiosa per i campagnoli del Vermont ma non per gli imprenditori come lui. Qualche giorno più tardi, mentre Danni era in viaggio per affari, il giovane marito andò a New York con il pick-up e prelevò i propri oggetti personali, compreso un pezzo di radice di acero dell'Oregon del peso di trenta chili, dal loro appartamento in East Tenth Street. Nemmeno quando Danni rimase incinta di un giovane psicoterapeuta, il giovane marito fu capace di dirle che non voleva figli e che non avrebbe mai dovuto sposarla. Il divorzio venne effettuato per posta.


Stephen, un vecchio compagno di college di Danni, chitarrista jazz e istituzione della scena improvvisativa di downtown, viveva da sette anni con una disegnatrice di tessuti di nome Jillian quando informò gli amici che stava per sposarsi. «Sì, ecco, al momento Jillian è l'amore della mia vita», disse, «e ci tiene molto a ufficializzare la cosa, ecco.» Negli ultimi tempi Jillian si era spazientita per la povertà di Stephen, per la sua ostinazione a restare fuori tutte le notti fino alle tre e per i favori che faceva continuamente alle suore, tipo accompagnarle a funerali di famiglia in qualche stato lontano, o trasportare schifoso mobilio da suore con un furgone fornito dal prete della sua parrocchia (Stephen era stato educato e in certi periodi anche allevato dalle suore), ed era del parere che il matrimonio gli avrebbe fatto mettere la testa a posto, l'avrebbe reso meno sottomesso ai voleri delle suore e più sottomesso a quelli della moglie, l'avrebbe indotto a pulirsi meglio le unghie, a rincasare prima di mezzanotte e così via. A matrimonio avvenuto, quelle aspettative di Jillian colsero Stephen alla sprovvista. Nel fine settimana che seguì la piccola cerimonia, celebrata in una luminosa giornata d'ottobre nel giardino di un amico fuori città, Stephen ripiastrellò il bagno di una suora di nome sorella Doina e restò fuori a suonare fin quasi all'alba. Jillian se ne andò di casa tre settimane dopo. Quando giunse il momento di usare i biglietti aerei ricevuti dagli sposi per trascorrere il Natale a Pittsburgh, Jillian si fece largo nella sala d'attesa della USAirways al LaGuardia, cercando il posto situato alla massima distanza possibile dai numerosi e sbraitanti schermi Tv dell'aeroporto. Capì di averlo finalmente individuato quando vi trovò seduto Stephen, con le dita premute sulle sue speciali cuffie stereo a inserimento profondo che funzionavano anche da tappi per le orecchie. A Pittsburgh, Stephen e Jillian ricevettero le congratulazioni degli ottanta e passa invitati alla festa dei genitori di Jillian, che erano ricchi e avevano anche comprato i biglietti aerei, e per diverse notti gli sposi consumarono fanciulleschi, trepidanti e furtivi amplessi nel letto di Jillian bambina, malgrado lei avesse già inoltrato la domanda di separazione legale presso lo stato di New York e stesse costantemente al telefono con il suo nuovo, non-cattolico e non-musicista fidanzato di Manhattan, assicurandogli, dalla mattina alla sera, che con Stephen aveva chiuso, chiuso una volta per tutte.


Qualche mese prima che Ron cominciasse a presentare agli amici la sua nuova ragazza, Lidia, suo padre morì, lasciandogli abbastanza denaro per comprare quel duplex nel West Village che Ron aveva sempre desiderato. Ron insegnava filosofia alla New School. Nel corso degli anni, aveva confidato a diversi amici di temere che il suo unico scopo nella vita fosse quello di inserire il pene nella vagina del maggior numero possibile di donne; l'elenco degli inserimenti comprendeva sia ex studentesse che studentesse attualmente iscritte a uno o più dei suoi corsi, svariate professoresse del corpo docente della New School, colleghe incontrate a convegni di filosofia in altre città, le figlie adulte del commercialista e del rivenditore di vini, la ragazza di un ex vicino di casa e alcune dipendenti della sede locale del New York Sports Club. La specializzazione accademica di Ron era l'etica. Uno dei motivi principali per cui Ron piaceva tanto alle donne erano le doti di sensibilità e umanità che possedeva. Le ascoltava con pazienza e attiva comprensione, come il fratello o il padre tenero e rispettoso che avevano sempre sognato. E anche se erano proprio quelle doti a ispirare fiducia alle donne, incentivando così quella che lui temeva fosse la sua unica missione nella vita, Ron era davvero una brava persona; c'erano davvero ottime ragioni per cui aveva tanti buoni amici. E questo spiegava perché, con il passare degli anni, si rimproverava sempre più duramente per la propria incapacità di rimanere fedele a qualunque ragazza per più di sessanta giorni. Di tanto in tanto confessava i suoi peccati agli amici, che si dispiacevano di vederlo soffrire e fustigarsi e si affrettavano ad assicurargli che non era un mostro. La sua cattiva condotta gli cagionava tanto dolore che veniva voglia di consolarlo, non di condannarlo (anche se sicuramente giovava, a questo proposito, il fatto di non assistere mai al dolore che la sua condotta poteva aver cagionato alle ragazze che si erano fidate di lui). Ogni volta che una nuova ragazza entrava nella sua vita, Ron spariva con lei dietro la porta della camera da letto, come per evitare interazioni potenzialmente compromettenti con gli amici (ai quali, con il passare degli anni, le sue innumerevoli giovani conquiste, tutte ugualmente snelle e con gli occhi scuri, apparivano sempre più come una specie di macchia confusa) e ridurre al minimo il trambusto quando fosse giunto il momento di mollarla. Infine, tuttavia, con la morte del padre, l'acquisto del duplex in Bank Street e l'incombere del quarantesimo compleanno, Ron decise di lasciarsi alle spalle quei comportamenti infantili. Qualche settimana dopo aver conosciuto Lidia - una giovane bellezza ecuadoriana di Jackson Heights che seguiva i casi di droga per il procuratore distrettuale di Manhattan - Ron insistette per presentarla a tutti i suoi amici. Seduto accanto a Lidia in svariati separé di ristorante, Ron dichiarava agli amici di aver finalmente trovato una sua pari dal punto di vista intellettuale. Mentre Lidia era in bagno, Ron rivelava inoltre che la loro relazione era «fondamentalmente un affare fatto», che ormai «non si poteva più tornare indietro», che aveva imboccato con tanta sicurezza «la strada delle nozze» da accingersi ad adottare la figlia di tre anni che Lidia aveva avuto dal primo breve matrimonio, e che, anche se ciò ovviamente avrebbe richiesto uno sforzo titanico, era deciso a rimanerle fedele per il resto dei suoi giorni, perché aveva un'intelligenza da far paura e un fantastico senso dell'umorismo. Ron comunicava quella straordinaria notizia con un tono di voce stranamente astratto, senza incrociare lo sguardo degli amici. Quando Lidia tornava dal bagno, dopo essersi ritoccata rossetto e mascara, gli amici non potevano fare a meno di notare che Ron sedeva girato dall'altra parte, lasciando trenta o quaranta centimetri di spazio fra sé e Lidia, e che lei diceva «espresso» e «etcetera» e «fra te ed io», tutti solecismi che notoriamente urtavano i nervi di Ron. Si aveva quasi l'impressione che Ron non la stesse nemmeno ascoltando. Mentre Lidia parlava del loro imminente viaggio in tenda nella Columbia Britannica, lanciando occhiate ansiose a Ron per accertarsi di avere la sua approvazione, lui guardava lontano, come se cercasse di sgombrare la mente durante un prelievo di sangue. Ogni tanto rimetteva a fuoco lo sguardo, passava un braccio intorno alle spalle di Lidia e le ordinava, per esempio, di raccontare agli amici della parola con cui due sere prima aveva realizzato ottantasette punti a Scarabeo. Lidia abbassava lo sguardo sul tovagliolo. La parola, diceva, era «plenario» - niente di eccezionale, in realtà. Ma Ron insisteva nel dire che non aveva mai visto quella parola, che Lidia aveva un vocabolario molto più ricco del suo, e, cosa del tutto assurda, che lui non aveva mai totalizzato ottantasette punti in una partita a Scarabeo. «Sono felice», diceva semplicemente, con il corpo inclinato verso l'ingresso del ristorante. «Sento che sarei disposto a giocare a Scarabeo con Lidia per il resto dei miei giorni.» Qualche mese dopo, durante le vacanze estive, quando alcuni amici gli chiesero come andasse con Lidia, Ron apparve distratto e impaziente, come se i suoi sentimenti fossero ormai noti e trovasse addirittura strano che gli rivolgessero quella domanda. Disse che lui e Lidia avevano da poco superato la boa dei sei mesi ed era come se fossero sposati - era praticamente un affare fatto; non si poteva più tornare indietro - e sì, okay, a volte era difficile pensare di fare sesso con la stessa persona per il resto dei tuoi giorni, ma ormai aveva quarant'anni, ed era ora di crescere, e lui era deciso a far funzionare quella relazione, e così, fondamentalmente, sì, le cose andavano molto, molto, molto bene fra loro. Qualche settimana dopo, Ron tagliò qualunque contatto telefonico, elettronico e fisico. Quando riemerse, verso la fine di agosto, fu per comunicare agli amici, tramite laconiche e-mail, di aver cambiato indirizzo e numero di telefono. Assillato da richieste di spiegazioni, Ron rispose in tono irritato che aveva preso in affitto un minuscolo bilocale in East 28th Street e stava lavorando al suo libro su Heidegger. Di Lidia preferiva non parlare, anche se accennò diverse volte a una studentessa della scuola estiva di nome Kristin, e in seguito a un serrato interrogatorio ammise che assumersi la responsabilità morale nei confronti di Lidia per le numerose promesse infrante gli era costato parecchio denaro. Lidia era rimasta sconvolta, disse, quando aveva scoperto la sua relazione con Kristin - e Ron non insultò l'intelligenza dei suoi amici fingendo che quella nuova relazione potesse durare oltre il Labor Day - e, poiché non esistevano scuse plausibili per il suo comportamento scorretto, Ron aveva fatto ammenda come meglio poteva, sborsando un acconto del trenta per cento su un comodo appartamento in West End Avenue, con tre camere da letto e tre bagni, adatto a una professionista single con una figlia di tre anni e mezzo, cosa che lo aveva costretto a mettere in vendita il duplex in Bank Street a un prezzo competitivo, e questo spiegava perché ora vivesse in un anonimo bilocale a Murray Hill. Ron era probabilmente la maggiore autorità mondiale sull'etica di Heidegger; era famoso nelle aule universitarie per le traduzioni estemporanee e argutamente commentate di intricati testi greci e tedeschi; e così i suoi amici, anche quelli molto intelligenti, erano troppo intimiditi intellettualmente per mettere in discussione l'esborso di parecchie centinaia di migliaia di dollari per il peccato di aver tradito una ragazza con cui stava da sei mesi. Il fatto che quelle transazioni immobiliari dovessero essere già avviate quando Ron assicurava agli amici che lui e Lidia erano praticamente sposati - tutto quel dramma privato di smascheramento e vergogna e penitenza non poteva in alcun modo venire compresso nelle tre settimane e mezzo in cui Ron era uscito di scena - divenne un altro dei misteri mai-più-menzionati che erano il prezzo da pagare per il piacere della sua compagnia.


Sally conobbe il nipote di Ron, Ed, in un lurido bar di Portland, in Oregon, dove Ed faceva il barista tutte le sere e suonava il basso con i Burnsides ogni primo sabato del mese. In quel periodo Sally beveva senza ritegno, per dimenticare la recente morte in un incidente motociclistico del suo amatissimo fidanzato dai tempi del college, Carlysle. Dal giorno dell'incidente, Sally, che era responsabile marketing della Nike, se ne fregava di tutto, fra cui anche (e forse più di ogni altra cosa) dei propri sentimenti nei confronti delle persone con cui andava a letto; e la questione di chi fosse il maggiore responsabile, otto anni dopo, del velenoso divorzio e della concomitante velenosa battaglia per l'affidamento dei tre bambini nati l'uno dopo l'altro dal matrimonio di Sally e Ed - se fosse Ed, che aveva talmente perso la testa per Sally da non prevedere quanto l'avrebbe maltrattata una volta diventato un padre casalingo in un sobborgo di Atlanta tutt'altro che grunge, con una moglie che gli dava apertamente del ciccione fallito e andava a letto con un collega della Coca-Cola sposato e repubblicano; oppure se fosse Sally, che aveva sposato un uomo che sapeva di non amare, perché lui continuava a chiederglielo e perché, all'epoca, prima di innamorarsi del vicepresidente del reparto Strategie a lungo termine della Coca-Cola, il dolore per la morte di Carlysle le aveva fatto venir voglia di buttar via la sua vita - era un argomento su cui i tre figli di Ed e Sally ebbero tutto il tempo per riflettere, sia da soli che insieme, mentre andavano dalla casa di quattrocentocinquanta metri quadri con ingresso porticato, dove vivevano con la madre e il patrigno, alle visite sotto supervisione del tribunale al padre, che rimase a vivere e a ubriacarsi in una roulotte in un luogo dove era infelice e senza amici solo per fare un dispetto a Sally e continuare a vedere i bambini, che lui considerava a maggior diritto suoi, visto che era stato il suo amore, e non quello di Sally, che aveva portato al loro concepimento, anche se, come si chiedeva amaramente di tanto in tanto, che razza di sentimenti erano questi, per due genitori?


Il fratello di Sally, Peter, d'altro canto, dopo aver fatto sesso senza precauzioni con la sua istruttrice di Pilates, Rebecca, abbastanza frequentemente (e anche di più) da metterla incinta, andò dritto dalla moglie, Deanna, con la quale aveva già due figli, e le disse che, nonostante tenesse molto al loro matrimonio, era anche innamorato di Rebecca e voleva aiutarla ad allevare il bambino, e non potevano semplicemente imparare ad andare tutti d'accordo? Peter aveva un piano economicamente realistico - era un oncologo radioterapista con uno studio ben avviato uptown - e pensava che se anche Deanna fosse stata realistica, non avrebbe potuto rifiutare. Peter era un simpatico ragazzo del midwest maturato tardi, che aveva sposato la bruttina e alquanto appiccicosa fidanzata del college e aveva lasciato che andasse a lavorare in banca (salendo fino al rango di direttrice di filiale) per mantenerlo alla facoltà di medicina. Adesso si rendeva conto che un affermato oncologo di Manhattan poteva aspirare a molto di più, dal punto di vista coniugale, di una mamma brontolona, scontenta, arcigna e con le cosce grosse, e che rimanere con lei sarebbe stato come continuare a pagare tassi di interesse da anni Ottanta mentre il resto del mondo rifinanziava i mutui - non c'era una ragione al mondo per farlo, fondamentalmente - eppure, allo stesso tempo, riconosceva di dovere molto a Deanna, e amava i propri figli, e uno dei numerosi aspetti eccellenti di Rebecca era la sua tranquillità riguardo a un assetto famigliare in stile francese. Così nessuno avrebbe fatto la parte del fesso. Tutti si sarebbero impegnati a essere gentili e responsabili, pur restando, naturalmente (come sottolineò Peter nel suo discorso a Deanna), realistici. Solo dopo che Deanna ebbe assunto un bravo avvocato ed ebbe ottenuto l'affidamento esclusivo dei figli e un divorzio che lo devastava finanziariamente, Peter capì quanto si fosse sbagliato, fin dall'inizio, su Deanna - non era mai stata gentile! era brutta e anche cattiva! - e quanto fosse fortunato ad avere Rebecca, che non solo era giovane e attraente ma anche (come dimostrava la sua disponibilità a condividere Peter con Deanna) autenticamente matura, anche se, come qualche volta Peter ammetteva con se stesso sotto la doccia, oppure a letto alle tre del mattino, quando il secondo martini si stava esaurendo, o quando gli capitava di pensare a Deanna nella nuova e sproporzionata casa di Harrison con i suoi orrendi fuoristrada, e si sorprendeva a chiamarla fra sé «Vecchia grassona», la gentilezza era un concetto relativo, e probabilmente Deanna vedeva la questione in modo un po' diverso.


Oppure, come amava raccontare un'amica di Peter, Antonia, a chi l'andava a trovare nell'appartamento in Central Park West, ai piani alti e con vista sul parco, che Antonia aveva comprato con i proventi dell'accordo di divorzio (un tempo il suo ex marito gestiva un grosso fondo tecnologico), in ogni matrimonio in crisi arrivava il momento in cui ti ritrovavi in una stanza insieme a un ologramma in cera di te stessa: allora vedevi il mostro che si rifletteva nello sguardo folle di tuo marito, un mostro che in apparenza ti assomigliava (anche se probabilmente era un po' più grasso e rugoso di quanto tu fossi realmente, proprio come la sua idealizzazione giovanile era stata probabilmente più soda e sexy di quanto tu fossi allora), ma che sotto ogni altro aspetto era una creatura immaginaria e completamente estranea. Antonia obbligava tutti a togliersi le scarpe sulla soglia del suo appartamento con vista sul parco, e non invitava mai più di una persona per volta; persino le figlie dovevano andare a trovarla una alla volta, senza portare ospiti a dormire o tenere le scarpe in casa; queste erano le piccole regole domestiche che Antonia si concedeva di imporre dopo più di vent'anni trascorsi a fare la madre e a condurre una vita infernale come moglie di un manager a Palo Alto. Il momento decisivo del suo matrimonio era arrivato proprio nella cucina di Palo Alto, dopo un'osservazione poco amorevole che Antonia aveva rivolto al marito. L'osservazione non era diversa da un migliaio di altre osservazioni poco amorevoli che Antonia gli aveva rivolto negli ultimi dieci anni; ma quella volta il marito, un ometto mansueto e fastidiosamente nervoso dal volto noto agli spettatori di "Wall Street Week", le agguantò la gola con la mano destra e le schiacciò la trachea con il pollice. Con la sinistra le bloccò i polsi contro il petto. Avvicinò il volto a quello di Antonia, che stava rapidamente diventando paonazzo, e la supplicò: «Perché mi tratti così?» Al che Antonia poté soltanto replicare: «Kegh. Ecck!» E allora il marito le urlò in faccia: «Perché mi tratti così! Ti prego, smettila di trattarmi così!» Come Antonia avrebbe in seguito raccontato agli amici senza scarpe che andavano a trovarla uno alla volta, in quel momento, malgrado la paura crescente, si era improvvisamente vista come la vedeva il marito: una persona tremendamente forte e crudele che lo aveva fatto soffrire per molti anni, la figura mostruosa che gli impediva di ottenere la libertà e i piaceri che aveva sempre desiderato, e che con l'astuzia e la sagacia aveva annientato la sua virilità. Antonia, tuttavia, cercò di fargli notare l'evidente assurdità della sua supplica. «Guaggh - kghecck», disse. Qualche tempo dopo, quando riprese conoscenza, Antonia si ritrovò supina sul pavimento. Il marito, appoggiato al piano di lavoro in mezzo alla cucina, stava mangiando una fetta di pane di segale a cassetta piegata in due. Antonia aveva la gola infiammata e ostruita, ma aveva più senso dell'umorismo che di autodifesa. «Stavo cercando di dire», esclamò, tossendo e ridendo allo stesso tempo, «chi dei due sta strozzando l'altro?» Il marito le diede una risposta secca: «Io non ti stavo strozzando.» «Allora perché», disse Antonia, «ho la trachea quasi rotta e sono sdraiata sul pavimento?» Il marito affermò in tono piatto: «Io non ti ho toccata.» E la cosa strana, diceva Antonia agli amici, era che ci credeva davvero. E Antonia capì quello che il marito voleva dire, e ci credette anche lei; perché come avrebbe potuto toccarla quando la vera Antonia non si trovava neppure in quella stessa stanza (e forse neppure in quello stesso universo)? Tuttavia, proseguiva Antonia, il comportamento psicotico del marito la preoccupava. «Tesoro?» provò a chiamarlo affettuosamente dal pavimento. Allora il marito allungò le mani e parve strozzare invisibili Antonie tutto intorno a sé, volgendo gli occhi al cielo con aria implorante «Cosa devo fare per liberarmi di te?» gridò. «Cosa devo fare perché tu la smetta di trattarmi così?» Oh, poveretto, pensò Antonia; l'ho quasi ucciso. «Dammi metà dei soldi», disse, portandosi le mani alla gola. «Dammi - haugh, guagg, hack, kkgh! Tutto qui! Dammi aaghkk i soldi, tesoro!» Antonia rideva e tossiva, e il marito scappò dalla stanza col volto cinereo, come se avesse visto una strega furiosa, una morta parlante, una specie di apparizione da film dell'orrore. Negli anni seguenti, in presenza degli amici scalzi, Antonia non parlò mai del marito con rabbia, ma sempre e solo con compassione, perché, diceva, non conosceva affatto se stesso. E gli amici, ascoltandola raccontare quelle storie con una vocina che ogni anno trascorso a Central Park West rendeva sempre più infantile e caricaturale, provavano dispiacere anche per il marito.
Partecipa alla serata del
.26 maggio






Musica di
.Stefano Di Battista


 
Note
Traduzione di Silvia Pareschi, su gentile concessione di Giulio Einaudi Editore SpA.
.Stampa .Segnala